Flauto di Pan

 

Giornale Pitagorico

 

 

 

 

 

 

 

LA VIA INIZIATICA DELL’ERMETISMO

IN AMERICA LATINA

Nel mese di giugno 2012, solstizio d’inverno, è stata rifondata in Brasile l’Accademia Latino-Americana della  Fratellanza Hermetica fondata in Argentina nel 1928 da Manlio Magnani. ( www.fratellanzahermetica.org )

Un alone di mistero circonda la figura di Manlio Magnani, nato a Parma nel 1881 e morto a San Paolo in Brasile nel 1943. Come mai? Perché?

      Manlio Magnani fu un maestro di ermetismo, dotato di grandi doti filosofiche e magiche che per qualità e realizzazioni lo pongono su un piano di parità con i maestri suoi contemporanei che vissero e operarono in Europa. Esperto di cabala e di magia, lo accompagneremo, nel corso di questa mia esposizione, nelle sue vicissitudini che dall’Italia, dove nacque e visse le sue prime esperienze iniziatiche, lo condussero in America Latina dove concluse la sua esistenza terrestre e dove lasciò al maestro Amedeo Armentano un legato spirituale di somma importanza, vivificato in questi ultimi mesi dai suoi eredi spirituali, con il risveglio in Brasile della Fraternidade Hermética, che era entrata in sonno dopo la morte di Magnani e dei suoi ultimi discepoli.

         Le notizie che possediamo sulla vita di Manlio Magnani sono scarse e frammentarie per il periodo “italiano” che va dalla nascita al 1928, anno della partenza per l’Argentina. Sono più abbondanti per il periodo “sudamericano” che va dal 1928 alla morte.

      Era un ingegnere meccanico, specializzato nella progettazione dei sistemi di aria condizionata e climatizzazione. Sposò a Parma Irene Valenti da cui ebbe due figli: un maschio che lo seguì ventenne in Argentina e che morì appena vi giunse ed una femmina, Cleofe, che visse fino alla morte nella casa paterna a Corniglio nelle vicinanze di Parma.

      A Parma il giovane Manlio fu iniziato alla massoneria di Rito Scozzese Antico Accettato, a Palermo all’Antico e Primitivo Rito Orientale di Memphis, lo stesso a cui era stato iniziato Arturo Reghini nel 1902 e in cui raggiunse il grado di Grande Ispettore. Entrò nella Fratellanza Terapeutico-Magica di Myriam probabilmente ammessovi dallo stesso Ciro Formisano, visto che Magnani possedeva il Cordone, la  Pragmatica Fondamentale ed i Riti nell’edizione originale di quegli anni, scritti ed oggetti che  venivano consegnati ai soli affiliati riservatamente e dopo una regolare iniziazione.

      Amico di Arturo Reghini il cui incontro risale presumibilmente alla vigilia della prima guerra mondiale o forse al periodo stesso della guerra, dato che Magnani vi partecipò col grado di ufficiale d’artiglieria, lo stesso corpo in cui militò Reghini. Non possiamo escludere, da alcune tracce presenti nei documenti dell’archivio storico di Amedeo Armentano e nella corrispondenza di Reghini, un’appartenenza di Magnani al Rito Filosofico Italiano e successivamente, subito dopo la guerra,  un’iniziazione alla Scuola pitagorica il cui gruppo operativo soleva riunirsi nella Torre Talao in Calabria di proprietà di Armentano.

      Nell’anno 1924 Reghini assume la direzione della rivista “Atanor”, nel cui comitato di redazione entrano a far parte Giuliano Kremmerz, Amedeo Armentano e Magnani e a quest’ultimo chiede di scrivere il primo articolo intitolato “Il necessario ritorno”, compito che non poteva essere affidato al primo venuto, segno evidente di un rapporto strettissimo di stima, di amicizia e di fratellanza. In questo articolo Magnani, oltre a descrivere le linee d’azione della scuola pitagorica, mostra il suo grande valore di uomo, di iniziato, di maestro.

      Con un appropriato modo di esprimersi Magnani esamina le grandi speranze che si erano create nel mondo scientifico stanco di dipendere dai dogmi della fede e le cocenti delusioni che ne seguirono.

La scienza – chiarisce Magnani – ha il pregio di non fermarsi di fronte al mistero e laddove le sue inquietanti domande non trovano risposte, si spinge in avanti fino ad auspicare “il ricordo di un sapere lontano e dimenticato”, con l’uso di  un metodo sperimentale che in Italia, fin dai tempi di Giordano Bruno, Campanella e Galilei era stato condannato e perseguito, col ferro e col fuoco, dalla Chiesa.

      In codesto procedere in cui la scienza pone l’uomo di fronte al dovere di ricordare, l’esoterista si trova perfettamente a suo agio, si colloca al passo con la scienza, ripudia le religioni intolleranti e dogmatiche che gli avevano chiuso le porte del mistero e non è più cieco e confuso “davanti ai segni manifesti della Grande Opera”.

Esortando infine i lettori di Atanor e gli studiosi di esoterismo ad un approccio più fiducioso verso  persone ed ambienti tradizionalmente indifferenti nei confronti della scienza occulta, Magnani conclude con un ricordo (platonicamente inteso) ed un augurio: “Come nella primavera crotonese schiere di eletti fuggivano il profanissimo volgo per chiedere l’iniziazione pitagorica, così nel prossimo avvenire gli eletti verranno in più grande numero a domandare il conforto della Sapienza Antica e Immortale”.

In un appunto sulla via iniziatica scritto molti anni dopo in Brasile dice che la Vita Spirituale corrisponde a uno stato dello spirito. Nella terminologia sacra o iniziatica, Spirito è il Divino, cioè lo stato assoluto, l’Essere incondizionato fuori d’ogni relazione. L’uomo completo può assurgere a un contatto con il Divino, contatto di cui la sua coscienza può essere partecipe o no. Quando ne diviene partecipe può l’uomo ricevere la folgorante luce dell’iniziazione. Quando la sua coscienza non ne è partecipe, egli si trova, rispetto all’Illuminazione, in uno stato puramente potenziale.

Per l’uomo che si trova in questa condizione sono utili letture, esempi, pratiche consigliate opportunamente da qualcuno che già abbia la Luce Iniziatica; specialmente se tali utilità sopravvengono  nei momenti in cui l’uomo è più prossimo a separarsi dal mondo o a comprendere la vanità e vacuità assolute  di tutti i valori umani sia fisici, sociali, materiali, intellettuali, psichici, morali, sia quegli stessi essenziali della personalità costituenti il proprio Ego.

Scritti nei quali sono contenuti esempi e pratiche ve ne sono molti, apparsi in tempi e luoghi diversi. Tutti sono identici nell’essenza, ma variano la forma espressiva, la modalità scelta per arrivare a toccare la parte più sottile del lettore, la veste coi colori del pensiero e del sentimento. Le variazioni in parola rispondono ad opportunità di adattamento a tempi, a luoghi, a razze e tipi umani differenti, anche a individui differenti.

Seguendo l’esempio di Amedeo Armentano, che era partito per il Brasile nel 1924, e di altri valorosi esoteristi che avevano lasciato l’Italia più o meno nello stesso periodo, Magnani partì dal suo paese nel 1928. Ignoriamo le ragioni che lo spinsero a scegliere l’Argentina come prima  tappa del suo viaggio; probabilmente qualche buona opportunità di lavoro, prospettatagli da amici e conoscenti che lo avevano preceduto nel viaggio, senza escludere la buona reputazione che le scuole iniziatiche e la stessa massoneria godevano in quel paese dell’America Latina e che lo facevano ben sperare per il suo futuro lavoro e per la sua speciale missione spirituale.

A Buenos Aires era molto attiva una Loggia di rito egiziano fondata alla fine dell’800 da Giovambattista Pessina che in Italia era considerato uno dei progenitori del Rito Filosofico Italiano. Ma nell’ambiente esoterico argentino, specialmente in quello di origine italiana, era vivo anche il ricordo di Giuliano Kremmerz.

Fra le tante storie e leggende fiorite intorno alla figura di Giuliano Kremmerz, quella del viaggio e della permanenza in America Latina è fra le più affascinanti. Sentiamo il dovere di riferirla per sommi capi, giacchè quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista napoletano in Argentina.

Non sono molte le biografie di Kremmerz in circolazione. Una di queste è il fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio. Nel capitolo “La permanenza in America” si leggono le seguenti informazioni:

 “Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892.  Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Italia, quando l’8 marzo di quell’anno la Commissione Direttiva del giornale “L’Operaio Italiano” di Buenos Aires prendeva atto delle dimissioni del Formisano con la seguente lettera: <Ci facciamo in dovere di partecipare alla S.V. che nella seduta di ieri questa Commissione direttiva, dolente ch’ella abbia presentato le sue dimissioni, per dover rimpatriare, ha deliberato ad unanimità di voti, di ringraziarla vivamente per gli importanti servigi prestati al giornale...>”.

         In una biografia del Kremmerz curata da Arduino Anglisani leggiamo invece che il Formisano “... aveva seguito una spedizione scientifica capitanata da un Principe, della quale facevano parte vari scienziati, nelle foreste del Mato Grosso”.  

Ebbene, chi non conosce lo stato brasiliano del Mato Grosso, al confine con la Bolivia e con il Perù, non può avere la più pallida idea di come  potesse essere questa regione in quegli anni: una selva interminabile abitata da pochi indigeni misteriosi e inavvicinabili e dove era impossibile penetrarvi. E’ indubbio però che il Mato Grosso, come l’intero bacino amazzonico, conservava e conserva alcuni elementi fra i più interessanti di una cultura sciamanica antichissima e della magia naturale, quella magia, basata soprattutto sulla conoscenza ed uso delle erbe, di cui il Kremmerz avrebbe dato prova di essere maestro quando fonderà a Napoli la Fratellanza di Myriam.

Non è azzardato quindi supporre che in quel breve soggiorno sudamericano Kremmerz abbia avuto contatti con qualche raggruppamento o qualche personalità locali e che abbia praticato la terapeutica magica, della quale, a partire dal 1896, con l’inizio della pubblicazione de “Il mondo secreto” si farà banditore nei circoli esoterici italiani.

Un’altra ipotesi, certamente più audace ma che si basa su alcuni elementi che hanno attirato la nostra attenzione, è che il Kremmerz, durante i suoi viaggi sudamericani, abbia rinvenuto in Argentina o forse altrove una fonte o se si vuole un focolaio della tradizione ermetica, la quale prese in Italia, ad opera dello stesso Kremmerz, la direzione e applicazione note sotto il nome di Myriam e in Argentina, ad opera di Magnani,  il nome di Fraternidade Hermetica, e la denominazione comune di Schola Philosofica Hermetica Classica. Elementi che il mago di Portici avrebbe saggiamente integrato nella medicina ermetica della scuola o “Ordine” partenopeo di carattere egizio di cui un rappresentante a Napoli era l’Avv. Giustiniano Lebano, risalente al principe Luigi d'Aquino Caramanico, al Principe Raimondo de Sangro e allo stesso Cagliostro.

Qualche tempo dopo essere giunto a Buenos Aires Magnani scrive una lettera ad Armentano, che da alcuni anni si era già stabilito a San Paolo, nella quale dice di volersi trasferire in Brasile per ragioni di lavoro e accenna alle cose che più interessano il nostro mondo spirituale dichiarando che sotto tale aspetto l’Argentina in generale e Buenos Aires in particolare presentano un curioso interesse. Crediamo che il Magnani con questa espressione si riferisse alla Fraternidade Hermetica da lui fondata e nella quale aveva ammesso alcuni validi fratelli.

L’appello ad Armentano produsse il suo effetto, perchè Magnani decise di trasferirsi a San Paolo. In Brasile con il  fraterno aiuto di Armentano Magnani diede un nuovo impulso alla Fratellanza Ermetica. Interessante l’ adesione dell’Avv. Giulio Romeo, persona bene introdotta nella società civile paulista e nella comunità italiana, cultore della tradizione ermetica e pitagorica. Il Romeo aveva visitato Magnani in Argentina per essere probabilmente iniziato alla scuola. In questo modo il sodalizio si consolidò e svolse i lavori rituali ininterrottamente per molti anni. Armentano continuava come sempre ad essere presente nella sua veste di “superiore incognito” e di “maestro invisibile”.

Il gruppo di Buenos Aires nel frattempo, diretto da Magnani in persona il quale dava ai fratelli argentini istruzioni epistolari, proseguiva nei lavori rituali senza interruzione mantenendo viva e attiva la catena. Nelle numerose lettere che egli scrisse e che sono ricche degli insegnamenti più diversi, spiccano soprattutto gli insegnamenti di carattere terapeutico dove la sapienza della tradizione ermetica emerge in tutta la possanza e virtù.

Si serviva di una carta intestata come questa: “O la vita é un rito o non è nulla”, massima ripresa dalla rivista del Gruppo di UR che era stato creato a Roma da Reghini, Evola e Parise nel 1927, e si firmava con il nome iniziatico che gli era stata assegnato  quando aveva assunto la guida della Fratellanza.

1. continua